lunedì 4 marzo 2013

Intervista a Roberto Tartaglia, scrittore indipendente e giornalista

Roberto Tartaglia è uno scrittore indipendente e giornalista. Il suo ultimo romanzo è "Lo Scacciapensieri", un giallo psicologico, ispirato alla vita di Roberto stesso.
Scopriamo per quale motivo Roberto ha scelto la strada dell'autoproduzione per i suoi romanzi, con alcuni consigli per coloro vogliano intraprendere lo stesso percorso.
Roberto racconterà inoltre alcuni aspetti della sua vita personale, che l'hanno reso senz'altro più forte e determinato.



Giornalista e scrittore, ti sei però anche dedicato dalla musica sin da bambino.
Un percorso senz'altro creativo. Come nasce?

È una propensione naturale. Ho sempre sentito l’istinto, il bisogno di comunicare tramite l’arte. E alcuni periodi bui della mia vita, quando non avevo nessuno con cui parlare, hanno rafforzato ancora più questa mia esigenza.
Come se l’arte fosse l’unico modo per farmi ascoltare dal mondo, per urlare le mie ragioni. Come se fosse
l’unico modo far sapere che esisto. Come un vulcano che non può stare troppo tempo senza buttar fuori lava.

Ho iniziato a studiare musica intorno ai 6/7 anni. Prima solfeggio, un anno dopo clarinetto. Ho studiato anche
canto, in seguito. Poi, dopo 12 anni di musica classica, in cerca di aria nuova, ho messo su una band crossover.
Facevamo un mix di hip-hop, funky e metal.

La musica è sempre stata terapia per me, così come la scrittura. Un luogo magico dove rifugiarmi per meditare e, a volte, dimenticare lo sporco del mondo.

Scrivere fa parte del tuo mondo: preferisci però raccontare storie inventate o raccontare storie di
cronaca?

Sinceramente preferisco scrivere storie di fantasia. In questo modo posso scegliere di cosa parlare e cosa ignorare. Per diverso tempo, in ambito giornalistico, ho scritto anche di cronaca nera e, ti assicuro, non è
affatto divertente.

Meglio creare luoghi magici, atmosfere cariche di mistero, e dar vita a personaggi curiosi e bizzarri. Per questo motivo evito di inserire, nei miei testi, descrizioni troppo crude e prediligo atmosfere dai sapori più soft.
Al contrario di quanto fanno, sempre più spesso, alcuni narratori e sceneggiatori di fiction, sto più lontano
possibile da cadaveri sezionati, drammi familiari, crimini sessuali e cose del genere.

Nei miei romanzi voglio che ci siano mistero, dubbio, suspense. Preferisco giocare con la mente dei miei lettori e stuzzicare la loro fantasia. Non voglio disgustarli. Voglio farli sognare, viaggiare in luoghi inesplorati.

Il tuo primo romanzo è stato "Casus Belli". Un libro che ti sei autoprodotto. Quali sono state le motivazioni di questa tua scelta?
Io ho preso in mano il primo computer a soli 6 anni, era un mitico Vic20 della Commodore. Da quel momento non ho mai smesso. Sin dagli albori ho esplorato il Web, inoltre. Mi sento a mio agio in questo mondo.

Ma non è solo questo il motivo che mi ha spinto verso il self publishing, l’autopubblicazione tramite servizi
offerti online. Ma anche una serie di vantaggi rispetto all’editoria tradizionale.

Prima fra tutti, l’assenza di contratti che ti vincolano per non si sa quanti anni e ti privano dei tuoi diritti
d’autore. Dopo che mi sono spezzato la schiena e ho perso del sonno per scrivere il mio libro, dovrei cedere
tutto all’editore? E chi è? Chi lo conosce?

Nel self publishing i diritti restano nelle mani dell’autore, che può fare del proprio libro ciò che vuole. Anche
dopo averlo pubblicato. Scegliendo, addirittura (come faccio io), di pubblicarlo contemporaneamente con diversi servizi di self publishing. Io pubblico con www.youcanprint.it e con www.bookolico.com.

Per non parlare degli introiti. Con il self publishing si guadagna molto di più, su ogni copia venduta, rispetto
all’editoria tradizionale (dal 20% al 90%). Anche perché il prezzo di copertina lo scegli tu!

E il self publishing è gratuito! Non si paga per pubblicare, ma solo per acquistare il codice ISBN (se si vuole
vendere il proprio libro ovunque, nel mondo) ed eventuali servizi extra (se servono), come: editing, copertina,
traduzione e così via.

Ultima cosa: il self publishing, per essere self publishing, deve pubblicare e distribuire il tuo libro. Anche se
lo distribuiscono solo sul loro sito e non su mille store, fa lo stesso. L’importante è che vi siano queste due
caratteristiche. Chi dice di stamparvi il libro in formato cartaceo, per poi dirvi che le copie dovete acquistarle voi e venderle ai vostri conoscenti, non fa self publishing. Si tratta solo di print on demand.

Come uno scrittore emergente può quindi vagliare al meglio la propria situazione?
Dipende da caso a caso. Io consiglio, senza dubbio, di affidarsi al self publishing! Non c’è neanche motivo di
argomentare il perché, visto quello che ho appena detto, giusto?

Quali consigli ti sentiresti di dare a chi si affaccia per la prima volta nell'affollato mondo dell'editoria?
Apri gli occhi! Questo il consiglio di base. Ragiona sempre con la tua testa e non farti prendere dalla voglia di
vedere il tuo libro pubblicato in breve tempo. E sta’ lontano dall’editoria a pagamento, ovvero case editrici (o sedicenti tali) che ti chiedono ingenti quantità di denaro per pubblicare il tuo libro, privarti dei diritti d’autore con un contratto e poi ignorarti per sempre. L’avevano proposto anche a me. La risposta che diedi loro non posso scriverla qui.

"Lo Scacciapensieri" è il tuo nuovo romanzo. Raccontami di questa tua nuova sfida ed esperienza editoriale.
Lo scacciapensieri” è il mio secondo romanzo, sì. Un giallo psicologico che parte dalla mia esperienza di vita.
Non è propriamente autobiografico, ma ci va vicino.

Febo Fermi è un ragazzo dai comportamenti strani che, a causa di questi, si ritrova immerso in un groviglio di
misteri e problemi che riemergono prepotentemente dal passato.

Questo libro prende in esame un argomento sconosciuto e affascinante: la Sindrome di Tourette. Si tratta di
una sindrome di origine neurologica caratterizzata da una serie di sintomi come tic (facciali, vocali, motori),
disturbi ossessivo-compulsivi e altro ancora. Una sindrome molto complessa. Una sindrome che io ho sin dalla nascita, ma che ho scoperto di avere solo a 33 anni. Dopo anni e anni di problemi e ricerche.

Non è mortale e non è contagiosa. È davvero difficile da inquadrare, tanto che nemmeno molto psicologi,
neurologi e psichiatri sono in grado di diagnosticarla.

Il problema principale che porta con sé la Sindrome di Tourette è proprio la mancanza di informazione.
O, peggio ancora, la cattiva informazione in merito. Per tale motivo ho voluto creare questo romanzo,
annunciandolo con un video d’effetto: per far sì che la sindrome venga conosciuta e che se ne parli.

Anche perché la Tourette regala a noi tourettici una serie di qualità che, spesso, vengono ignorate, poiché si
guarda solo ai sintomi disturbanti. Parlo di un quoziente intellettivo, una creatività e una sensibilità nettamente
superiori alla norma. Questo ormai è provato.

Basta pensare che anche Mozart, Molière, lo zar Pietro il Grande, l’attore Dan Aykroid e altri personaggi illustri l’avevano. Eppure, ancora oggi, troppi tourettici, sia adulti che bambini, soffrono a causa della Tourette e dei risvolti sociali di questa sindrome (emarginazione, derisione). Da non credere. La Tourette sta vivendo, oggi, l’oblio che hanno vissuto anni fa l’autismo e la sindrome di Down. Nonostante sia stata scoperta più di 200 anni fa.

Io sono riuscito a superare gli aspetti più disturbanti di questa sindrome, vivendo una vita serena e senza
rinunciare alle mie facoltà mentali, grazie all’aiuto della Onlus di Milano “Associazione Sindrome di Tourette – Siamo In Tanti”, e voglio che tutti sappiano che la Tourette può essere controllata, nonostante sia definita rara e incurabile.

Infine, la Tourette è un ottimo volàno per comprendere aspetti della propria mente ancora inesplorati, anche
se non si è tourettici. Per questo, il mio romanzo vuole essere un penetrante viaggio nella mente umana e
un’esplorazione di lati nascosti. Un viaggio che può essere affrontato da chiunque, non solo dai tourettici.

E per questo apro il libro con una frase scritta dal fondatore della neuropsicologia sovietica, Alexander Lurija, in una corrispondenza privata inviata al famosissimo neurologo americano Oliver Sacks: “La comprensione di tale sindrome amplierà necessariamente, e di molto, la nostra comprensione della natura umana in generale. Non conosco nessun’altra sindrome che abbia un interesse paragonabile”.

Qual è il tuo scrittore preferito?
Sono molti. Di sicuro Agatha Christie ed Edgar Alla Poe, che leggo sin da quando avevo 12 anni, circa. Ma
anche Dostoevskij, le sue descrizioni mi fanno impazzire. E Kafka, semplicemente geniale. Ma anche scrittori
moderni come Michael Connelly, Stephen King e Sebastian Fitzek. Ho menzionato solo i narratori, ovviamente, ma ce ne sono altri.

Quali sono invece i libri che collezioni?
Gialli, horror, trattati di filosofia orientale, manuali di linguistica e di psicologia, grandi classici e molto altro. Se continuo così, tra poco dovrò uscire di casa per far spazio ai libri.

Progetti futuri?
Ce ne sono molti, ovviamente legati ai miei due progetti online: quello si scrittore indipendente (su
www.robertotartaglia.com) e quello di “Vivere di Scrittura” (www.viverediscrittura.it), progetto tramite il quale insegno (con materiale gratuito, ma anche tramite consulenze private a basso costo) come autopubblicarsi e autopromuoversi con successo.

Inoltre, posso certamente dirti che sto già scrivendo il nuovo romanzo. Ma su altro devo tacere.
Sai…superstizione tourettica.